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  • Bookshop: Libreria Govi Alberto (Italy)
  • Publisher: nella Stamperia Muziana, a spese di Gaetano e Stefano Elia
  • Subjects: settecento
  • Weight (Kilos): 0.0
  • Binding: Brossura
  • Edition: 0
  • Publishing place: Napoli

Bibliographic details

Due tomi in un volume in 8vo (mm. 217x128). Tomo I: ritratto dell'autore ed antiporta allegorica incisi in rame da Francesco Sesoni (l'antiporta su soggetto di Domenico Antonio Vaccaro), pp. [16], 376 ed una tabella calcografica più volte ripiegata fuori testo (Tavola cronologica). Vignetta calcografica al frontespizio. Segnatura: A8 A-Z8 Aa4; Tomo II: pp. [2], 379-526 [i.e. 516], [4]. Omesse nella numerazione le pp. 441-450. Fregio xilografico sul frontespizio. Segnatura: Bb-Kk8. Solida legatura coeva in piena pergamena rigida con tassello e titolo in oro al dorso, tagli picchiettati (manca il risguardo libero posteriore). Sul contropiatto posteriore note di epoca più tarda: "As.1°T", "L.A.6", "1825", "Luigi Branalli prà". Segno di tarlo abilmente restaurato tra le carte F3 e G1 che comporta una piccola perdita di testo, lieve brunitura uniforme, più marcata su alcuni fascicoli, nel complesso ottima copia genuina in legatura strettamente coeva.
TERZA E DEFINITIVA EDIZIONE dell'opera nella quale, per la prima volta, vengono con chiarezza definiti i concetti di storia della civiltà e di sviluppo storico dell'uomo.
Vico per primo riconobbe l'importanza del linguaggio, del mito e delle tradizioni come fonti per la comprensione della storia primitiva, prima dell'acquisizione da parte dell'umanità di una coscienza critica. I concetti di storia delle idee e di storia universale, il riconoscimento dell'importanza delle classi sociali ed altre fondamentali nozioni di antropologia, di filosofia delle religioni e di diritto comparato fanno la loro prima apparizione nelle pagine della Scienza nuova.
Dopo una prima redazione scritta in forma negativa, ossia per riduzione all'assurdo, che l'autore dedicò al cardinale Lorenzo Corsini (il futuro Clemente XII), ma non riuscì a pubblicare perché non ottenne lo sperato aiuto economico da parte del porporato, Vico decise di riscrivere il testo e in poco più di trenta giorni ebbe pronta una nuova versione esposta con "metodo positivo", che nel 1725 affidò al tipografo Felice Mosca. Rispetto alla prima redazione, l'opera era notevolmente diminuita di dimensioni per permettere all'autore di poterla stampare a proprie spese.
Negli anni seguenti, sollecitato da una cattiva recensione alla Scienza nuova apparsa sugli "Acta eruditorum" di Lipsia del 1727, Vico decise di prendere nuovamente in mano la sua opera, la quale, sottoposta ad una profonda revisione a partire dal Natale del 1729, fu ristampata a Napoli nel dicembre del 1730.
Insoddisfatto anche di questa edizione, Vico tra il 1736 e il 1743 si rimise al lavoro, non accontentandosi questa volta di apportare modifiche e correzioni, ma riscrivendo completamente il testo. L'ultima redazione della Scienza nuova apparve a Napoli nel 1744 in due volumi in 8vo. "Questa volta, che fu davvero l'ultima, egli non si contentò di stendere le solite correzioni, miglioramenti e aggiunte, ma si diè a riscrivere da cima a fondo tutta l'opera, salvo poi, in parecchie riprese, e lungo per lo meno un settennio (1736-1743), a consacrarvi un lavorio così intenso di lima che, non bastando l'interlineo e i margini, dovè ricorrere talora anche a foglietti intercalati. Nel codice che ci ha serbato l'autografo di codesta redazione definitiva [...] è da riconoscere quello adoperato nella stampa dell'edizione del 1744" (B. Croce).
Giambattista Vico, napoletano, figlio di un modesto libraio, studiò diritto presso l'Università di Napoli, laureandosi in utroque iure nel 1693. Dal 1689 al 1695 fu precettore del marchese Domenico Rocca presso il castello di Vatolla in Cilento, dove ebbe modo di accedere alla imponente biblioteca del suo ospite.
Nel 1699 fu nominato professore di eloquenza e retorica presso l'università della sua città natale, rimanendo in carica fino al 1741. Nel 1709 pubblicò l'orazione De nostri temporis studiorum ratione, che era stata da lui pronunciata l'anno precedente in occasione dell'apertura dell'anno accademico. Al 1710 risale invece la sua prima opera metafisica, il De antiquissima italorum sapientia. Nel 1732 Carlo III lo nominò storiografo regio. Gran parte delle notizie che abbiamo sulla vita di Vico si ricavano dall'Autobiografia, che egli scrisse intorno al 1725 e pubblicò a Venezia nel 1729. Morì a Napoli il 23 gennaio del 1744.
Catalogo unico, IT\ICCU\NAPE\007130; Gamba, 2493; B. Croce e F. Nicolini, Bibliografia vichiana, Napoli, 1947, I, pp. 52-53; PMM, 184 (prima edizione del 1725)..

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